Legambiente e il Coordinamento Nazionale scrivono al Ministro della Difesa

By | dicembre 7, 2011 at 1:30 pm | No comments | Ischia

Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche hanno inviato una lettera al Ministro della Difesa, On. Ignazio La Russa e al Comandante Capitaneria del Porto di Napoli Domenico Picone per chiedere accertamenti e fare chiarezza sulla presenza di armi chimiche nel Golfo di Napoli e nel mare di Ischia.
Un impegno preso con la campagna Goletta Verde 2011 durante la scorsa estate, visti gli alti rischi che la presenza di questo materiale comporterebbe per l’ecosistema marino e per le aree costiere che si affacciano sul golfo.

“Chiediamo - scrivono nella missiva Vittorio Cogliati Dezza e Alessandro Lelli, rispettivamente presidente nazionale di Legambiente e portavoce del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi chimiche - alle istituzioni di approfondire immediatamente la problematica per fornire informazioni chiare e prendere gli eventuali e dovuti provvedimenti per liberare il mare da questa minaccia. In particolare Legambiente e il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche chiedono se il Ministero della Difesa e la Capitaneria di Porto sono a conoscenza dell’esistenza di arsenali chimici inabissati dagli anglo-americani nel 1945-46 e cosa intendano fare alla luce dell’opera di sensibilizzazione finora effettuata sull’argomento dalle suddette associazioni e rilanciata dai mass media ormai da mesi.”

La lettera delle associazioni è accompagnata da documenti che riportano di ordigni contenenti sostanze molto pericolose quali fosgene, iprite, lewisite o cloruro di cianuro, la cui presenza sul fondale potrebbe mettere a serio rischio l’ambiente e la salute delle persone, come già accaduto in altri siti. Per quanto concerne il Golfo di Napoli ed il ruolo avuto dall’isola d’Ischia, ci si deve rifare ad alcuni documenti militari americani: i “rapporti Brankowitz”, sorta di sommari di operazioni di trasferimento e di smaltimento in mare di arsenali chimici effettuati dalle forze armate americane e  una relazione riassuntiva redatta dal Poligono di Aberdeen.

Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche denunciano che in un incartamento di 51 pagine del 30 gennaio 1989, sempre redatto a cura di Brankowitz (“Sommario di alcuni scarichi di armi chimiche in mare effettuati dagli Stati Uniti”), si legge che tra il 21 ottobre ed il 5 novembre, e tra il primo ed il 15 dicembre 1945, nel “Mar Mediterraneo, isola d’Ischia” (con l’inspiegabile, erronea aggiunta “vicino a Bari”), sono state affondate quantità non specificate di bombe contenenti fosgene, cloruro di cianuro (“cyanogen chloride”) e cianuro idrato (“hydrogen cyanide”). Purtroppo, contrariamente ad altri casi citati nel rapporto, non è specificato il punto esatto di affondamento del materiale. In un altro documento del 29 marzo 2001, redatto a cura del Poligono americano di Aberdeen, a pag. 12 viene confermata l’operazione di smaltimento di cui si è appena detto. Anche in questo caso località esatta e quantità precise non vengono riportate. Stavolta, però, si parla di “discarica chimica di Ischia” (quindi un luogo consueto per queste operazioni). Parlando sempre di “discarica chimica di Ischia” viene confermata, a pag. 13, anche l’operazione di inabissamento svoltasi tra il primo ed il 23 aprile 1946, e si aggiunge che è stata rilasciata in mare una quantità imprecisata di bombe all’iprite ed alla lewisite provenienti dalla solita “Auera”. Il Golfo di Napoli, in quel periodo, è utilizzato normalmente come discarica chimica. In data imprecisata, si legge ancora nel rapporto del 2001 (a pag. 12), 13mila proiettili di mortaio carichi di iprite e 438 barili, sempre di iprite, vengono affondati “nell’area di Napoli”.

 

Leggi la risposta della Capitaneria di Porto di Ischia e del Ministero della Difesa

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