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	<title>Veleni di stato</title>
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	<description>Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche</description>
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		<title>Lettera ai candidati</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 08:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lembo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[Gentile candidata/o, in occasione delle elezioni politiche del 2013 le diamo la possibilità di dimostrare il suo impegno a favore della salvaguardia ambientale, della salute e della sicurezza dei cittadini. Durante l’ultima legislatura, su proposta di alcuni senatori (Roberto Della Seta e Francesco Ferrante), la Commissione Ambiente del Senato ha deliberato di avviare un’attività di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Gentile candidata/o</strong>,</h3>
<p style="text-align: justify;">in occasione delle elezioni politiche del 2013 le diamo la possibilità di dimostrare il suo impegno a favore della salvaguardia ambientale, della salute e della sicurezza dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’ultima legislatura, su proposta di alcuni senatori (Roberto Della Seta e Francesco Ferrante), la <strong>Commissione Ambiente del Senato</strong> ha deliberato di avviare un’attività di indagine sui bacini di inquinamento derivanti dalle armi chimiche che da decenni sono sparse sul territorio italiano, in maniera più o meno occulta. <strong>Lago di Vico</strong>, <strong>Molfetta</strong>, <strong>Colleferro</strong> sono i siti più noti, ma ce ne sono altri, come quello del <strong>golfo di Napoli</strong> o del mare Adriatico di fronte a <strong>Pesaro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 5 giugno 2012 sono stati ascoltati in audizione presso il Senato i rappresentanti del C.N.B.A.C. (Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche &#8211; <a href="http://www.velenidistato.it/">http://www.velenidistato.it/</a> ) che hanno presentato un dossier prodotto in collaborazione con la Legambiente Nazionale . L’interruzione della legislatura e la caduta del governo in carica ha interrotto il lavoro faticosamente intrapreso. Pertanto chiediamo a Lei e al suo Partito di sottoscrivere <strong>cinque impegni</strong> da assumere esplicitamente come punto della campagna elettorale e da attuare nel ruolo di parlamentare nei primi cento giorni di governo.</p>
<p style="text-align: justify;">1) Promozione e costituzione di una nuova Commissione d’indagine sulle armi chimiche disseminate sul nostro territorio inclusi i luoghi storici di produzione e di test;</p>
<p style="text-align: justify;">2) Mappatura dettagliata dei siti a rischio e individuazione delle tecniche di monitoraggio e di bonifica necessarie a contenere i pericoli derivanti dalle sostanze tossiche, irritanti e cancerogene che da anni avvelenano il territorio e i cittadini;</p>
<p style="text-align: justify;">3) Approvazione di una legge per il finanziamento delle bonifiche con il coordinamento di vari ministeri (Difesa, Salute, Ambiente, Tutela del Territorio e del mare, Affari esteri, Politiche Agricole, Alimentari e Forestali);</p>
<p style="text-align: justify;">4) La puntuale verifica su tutte le operazioni di bonifica da ordigni bellici in atto affinché siano svolte nel rispetto dei protocolli di specie e nel rispetto della salute pubblica e salvaguardia degli ecosistemi;</p>
<p style="text-align: justify;">5) Approvazione di un programma di comunicazione e informazione da diffondere tra la popolazione interessata con progetti didattici e di prevenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: justify;"><img title="pdf_icona" src="http://www.velenidistato.it/wp-content/uploads/2011/05/pdf_icona.png" alt="" /> <a href="http://www.velenidistato.it/primopiano/documenti/dossier.pdf">scarica il dossier</a></h3>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Ministero dell’ Ambiente riscrive la storia della bonifica della Valle del Sacco</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 19:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lembo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colleferro]]></category>

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		<description><![CDATA[Le affermazioni riportate nel comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente del 31.01.13 in relazione al “declassamento” del Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN) della Valle del Sacco in Sito di Interesse Regionale (SIR) sono palesemente infondate. Il decreto istitutivo del SIN in questione (L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15 &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le affermazioni riportate nel comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente del 31.01.13 in relazione al “declassamento” del Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN) della Valle del Sacco in Sito di Interesse Regionale (SIR) sono palesemente infondate. Il decreto istitutivo del SIN in questione (L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15 &#8211; ma cfr. già O.P.C.M. n. 3441 del 10 giugno 2005, in particolare art. 1), non esclude certo dai suoi confini il polo chimico di Colleferro, origine della contaminazione stessa. Inoltre il Ministero confonde l’estensione complessiva del SIN con la più ristretta perimetrazione del bacino ripariale contaminato del fiume Sacco, la quale è semplicemente complementare alle stesse attività di bonifica.<br />
A prescindere dalle affermazioni clamorosamente erronee riportate nel comunicato stampa ministeriale, abbiamo già anticipato pubblicamente dieci giorni fa il cuore delle ragioni per cui il “declassamento” del SIN sembra risultare, alla luce della normativa, decisamente illegittimo, e in base alle quali la Rete per la Tutela della Valle del Sacco e altre associazioni ricorreranno in sede giudiziaria.</p>
<p>Alberto Valleriani &#8211; Presidente RETUVASA<br />
Francesco Bearzi &#8211; Coordinatore RETUVASA Frosinone</p>
<p>Valle del Sacco, 31 gennaio 2013</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.velenidistato.it/wp-content/uploads/2013/02/Immagine-SIN-Valle-del-Sacco_web.jpg"><img class="size-full wp-image-898 alignleft" style="margin: 8px;" title="Immagine SIN Valle del Sacco_web" src="http://www.velenidistato.it/wp-content/uploads/2013/02/Immagine-SIN-Valle-del-Sacco_web.jpg" alt="" width="305" height="228" /></a></p>
<p><strong><br />
COMUNICATO DEL 21 GENNAIO 2013</strong></p>
<p><strong>Il Ministro Clini converte la Valle del Sacco da Sito di Interesse Nazionale a Regionale</strong></p>
<p>Il DL del Ministero dell’Ambiente, a firma Corrado Clini, in attesa solo della pubblicazione sulla Gazzetta  Ufficiale, declassa i Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco” (ex DPCM 19 maggio 2005 e L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15) e “Frosinone” (ex DM Ambiente 18 settembre 2001, n. 468) a Siti di Interesse Regionale (SIR), insieme a un terzo degli attuali SIN presenti sul territorio italiano.<br />
In primo luogo, va sottolineato che tale processo, al solito, si compie “dall’alto”, senza coinvolgere i portatori di interesse locali, e in particolare le associazioni ambientaliste.<br />
Dichiara al proposito Alberto Valleriani, presidente RETUVASA: “È sconcertante che provvedimenti di tale rilevanza si apprendano per vie traverse attraverso il Web e non, nei tempi e nei modi dovuti, dalle istituzioni, che peraltro non hanno mai dato alle associazioni veri segnali di condivisione, per non parlare della trasparenza e della completezza informativa sullo stato dei SIN”.<br />
Ma su quali fondamenti poggia la conversione dei SIN in questione in SIR, e quali conseguenze dovrebbe comportare?<br />
La risposta richiede considerazioni piuttosto articolate e precisi riferimenti tecnici e normativi.<br />
Spiega Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone: “Ad un primo esame della normativa, l’impatto sembra chiaro: una sostanziale dequalificazione, per cui diversi SIN, non più considerati in possesso dei requisiti prescritti, passano sotto la responsabilità diretta delle Regioni, le quali avrebbero potuto opporsi al provvedimento. Nel nostro caso, la Giunta Polverini non l’ha fatto, con nocumento dell’interesse pubblico”.<br />
“Tuttavia per i SIN che ci riguardano, Valle del Sacco e Frosinone, la valutazione della mancanza di tali requisiti appare assolutamente discutibile e appellabile. Infatti i nuovi criteri per la definizione dei SIN previsti dall’art. 36 bis della L. 7 agosto 2012, n. 134, che integra quelli stabiliti dall’art. 252 del D. Lgs. 152/2006, dovrebbero includere a pieno titolo a tutt’oggi entrambi i SIN in questione. In particolare, ma non solo, ammesso e non concesso che l’emergenza socio-economico-ambientale dichiarata dal DPCM 19 maggio 2005 possa dirsi completamente rientrata, entrambi i SIN condividono la situazione prevista dall’art. 36 bis, comma 2, punto f bis della succitata L. 134/2012, ovvero la presenza, attuale o storica, di impianti chimichi integrati.<br />
[Gli impianti chimici integrati sono definiti dal DPCM 377/88, art. 1, come ‘impianti per la produzione su scala industriale mediante processi di trasformazione chimica di sostanze in cui si trovano affiancate varie unità produttive funzionalmente connesse fra di loro per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base, per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base, per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto, potassio (fertilizzanti semplici o composti), per la fabbricazione di base di fitosanitari e biocidi, per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base mediante procedimento chimico o biologico, per la fabbricazione di esplosivi’].<br />
“Notoriamente la Valle del Sacco è ed è stata interessata da queste situazioni. Ma il problema di fondo &#8211; prosegue Bearzi &#8211; è un altro. Nonostante la maggior parte del SIN “Bacino del fiume Sacco” ricada sul territorio di Frosinone, da Anagni a Falvaterra, non si è compiuta la saldatura di questo SIN con quello di “Frosinone”, riconoscendo dunque l’opportunità di un’azione normativa strutturale volta alla risoluzione delle criticità ambientali dell’intera Valle del Sacco, foriera di adeguate risorse e di interventi di respiro europeo”. Il SIN “Bacino del fiume Sacco” è stato definito inizialmente per la presenza di beta-HCH nelle acque e nel sedimento del fiume Sacco, quello di “Frosinone”, in sé di rilevanza forse più modesta, per la disseminazione di depositi di rifiuti solidi urbani (ex discariche). A prescindere dall’incompletezza delle relative azioni di bonifica, il grave vizio metodologico che abbiamo in più occasioni denunciato consiste nel non riuscire ad andare “al di là del proprio naso”, non collegando i due SIN a un inquinamento ancora più grave e strutturale, quello di tutte le aree produttive e soprattutto ex produttive, presenti ad esempio a Colleferro, Anagni/Paliano, Frosinone, Ceccano, Ceprano. Ciò avrebbe richiesto l’istituzione di un SIN a sé, in aggiunta agli altri due, o ancor meglio la saldatura di tutte le situazioni in oggetto in un unico SIN “Valle del Sacco”. Peraltro, tale opportunità comincia a risultare, ad esempio, dalla Convenzione stipulata tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e ARPA Lazio che, avviata la sub-perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, ha prodotto nel giugno 2011 una Carta dei siti censiti potenzialmente contaminati che registra un numero del tutto incompleto ma estremamente significativo di aree industriali ancora in attività, aree soggette a rischio di incidente rilevante, attività estrattive e minerarie, discariche autorizzate e non autorizzate, ecc. Ed è appena il caso di ricordare, ad esempio, la presenza del’ex Cemamit di Ferentino (rilevante tra l’altro per il riconoscimento del SIN in base alla L. 134/2012, art. 36 bis, comma 2 bis)”.<br />
Si tratta dunque non solo di riconsiderare la conversione dei due SIN in SIR, non giustificata dalla stessa normativa di riferimento del DL Clini, ma di avviare un processo di più ampio respiro, che riconosca la criticità ambientale dell’intera Valle del Sacco in termini da non dequalificare l’attività agricola ancora fiorente in alcune aree sane o anche integre e di pregio, e di promuovere, con fondi nazionali ed europei, la parziale riconversione dell’attività industriale in termini di risanamento ambientale e green economy. E qui non possono non essere ricordati l’ODG  proposto da Angelo Bonelli nel febbraio 2011 e approvato dal Consiglio regionale, volto a dichiarare la Valle del Sacco area ad alta criticità ambientale, lasciato poi cadere dalla Giunta Polverini; il Master Plan ‘Progetto per la valorizzazione strategica della Valle del Sacco’ proposto dalla Fondazione Kambo alla fine del 2010, caduto purtroppo anch’esso nel vuoto, il convegno tenutosi a Colleferro lo scorso novembre con la partecipazione di Hanns-Dietrich Schmidt, responsabile relazioni internazionali del distretto della Ruhr, organizzato da RETUVASA e Gruppo Logos per rilanciare la Valle del Sacco adattando al territorio il ‘modello Ruhr’.<br />
“È bene chiarire &#8211; conclude Bearzi – che in base al DL Clini, art. 2, commi 1 e 4, il Ministero dell’Ambiente ovviamente manterrebbe gli impegni economici in corso, e potrebbe anche stipularne di nuovi nel contesto di futuri accordi di programma con le Regioni e gli Enti locali competenti. Ma ciò non toglie che nella filosofia del provvedimento e dei riferimenti normativi a monte prevalga l’intenzione di dismettere competenze governative, e che soprattutto ciò comporti una sostanziale dequalificazione della rilevanza delle aree soggette a bonifica, delegando alle Regioni compiti di coordinamento e di spesa che spetterebbero a istituzioni di livello superiore. Lasciamo ad altra sede riflessioni sullo smantellamento dell’intervento pubblico in ogni ambito e la perdita di autonomia reale da parte delle amministrazioni locali, sotto i vincoli di bilancio, in un quadro di disarticolazione delle politiche di risanamento del territorio”.<br />
“Infine &#8211; afferma Alberto Valleriani &#8211; la situazione dei due SIN della Valle del Sacco appare forse più grave, ma non così diversa da altri, per cui ci giungono segnalazioni da diverse parti d’Italia. Sarebbe dunque opportuno che il Ministero dell’Ambiente riconsiderasse il provvedimento in oggetto, avviando un procedimento partecipativo voluto fortemente dall’Europa, volto a definire, con il contributo delle associazioni ambientaliste territoriali e gli enti locali, una nuova lista dei SIN davvero fondata e funzionale. In ogni caso, siamo pronti a impugnare l’atto con ricorsi sia in ambito giuridico nazionale che europeo, come presumibilmente avverrà anche in altri territori interessati. E premeremo sulla Regione perché sani la propria mancata opposizione al provvedimento. Riteniamo che il tema dovrebbe anche costituire un punto di riferimento programmatico essenziale su cui tutte le forze politiche impegnate in campagna elettorale dovrebbero confrontarsi”.</p>
<p>Per completezza, i SIN che il DL Clini trasforma in SIR sono i seguenti:<br />
Abruzzo – Fiume Saline Alento.<br />
Campania – Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano; Pianura; Bacino Idrografico del fiume Sarno; Aree del Litorale Vesuviano.<br />
Emilia-Romagna – Sassuolo-Scandiano.<br />
Lazio – Bacino del fiume Sacco; Frosinone.<br />
Liguria – Pitelli (La Spezia).<br />
Lombardia – Milano-Bovisa; Cerro al Lambro.<br />
Marche – Basso Bacino del fiume Chienti.<br />
Molise – Guglionesi II.<br />
Piemonte – Basse di Stura.<br />
Sardegna – La Maddalena.<br />
Toscana – Le Strillaie.<br />
Veneto – Mardimago-Ceregnano.<br />
Provincia autonoma di Bolzano – Bolzano.</p>
<p>Valle del Sacco, 21 gennaio 2013</p>
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		<title>Al via i primi interventi di bonifica</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 16:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lembo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lago di Vico]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo mesi di ritardi e prolungate lungaggini burocratiche  sono finalmente cominciati a novembre i primi interventi di bonifica della Chemical city. L’operazione che si concluderà intorno al mese di maggio riguarda un’area ancora ridotta del Centro chimico militare, ma dopo anni di omissioni e ritardi si apre finalmente una fase di discontinuità con il passato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo mesi di ritardi e prolungate lungaggini burocratiche  sono finalmente cominciati a novembre i primi interventi di bonifica della Chemical city.</p>
<p>L’operazione che si concluderà intorno al mese di maggio riguarda un’area ancora ridotta del Centro chimico militare, ma dopo anni di omissioni e ritardi si apre finalmente una fase di discontinuità con il passato, che salutiamo con grande soddisfazione.<br />
La mobilitazione incessante di Legambiente e del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche che in questi anni non si è mai arrestata, sta cominciando a dare i suoi frutti, ma il cammino per il risanamento e il rilancio del territorio è ancora lungo.</p>
<p>Dopo le prime operazioni di ricognizione e scavo sono state individuate alcune masse ferrose  (quattro bombole vuote e corrose) che sono state rimosse e trasportate nel  Centro di stoccaggio di Civitavecchia.</p>
<p>L’operazione, diretta dai responsabili  del Centro Tecnico Logistico Interforze (Nbc) è stata realizzata da tecnici specializzati, supportati da una struttura operativa coordinata dal Capo di Gabinetto della Prefettura  composta dalla Protezione Civile Nazionale, Vigili del fuoco,  Ares 118, Polizia di Stato, Polizia Stradale, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Guardiaparco della Riserva Naturale Lago di Vico.</p>
<p>E’ importante sottolineare che le Autorità militari abbiano scelto in questo caso -  a differenza del 1996, quando le operazioni si svolsero in gran segreto &#8211; di operare con la massima trasparenza, coinvolgendo gli enti locali e informando tempestivamente la popolazione.</p>
<p>Ci auguriamo che questo <em>modus operandi</em> diventi un modello per il futuro, non solo al Lago di Vico, ma per i tanti siti nazionali investiti da questa emergenza, e che si superi una volta per sempre la logica del segreto di stato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;arsenale segreto dei veleni di stato</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 21:55:30 +0000</pubDate>
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		<title>Colleferro 1912 -2012. Cent&#8217;anni bastano?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 21:52:24 +0000</pubDate>
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		<title>Cent&#8217;anni bastano?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 20:54:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’arco dell’anno 2012, in occasione del centenario della fondazione dell&#8217;industria bellica a Colleferro, le Associazioni Gruppo Logos e Rete per la Tutela della Valle del Sacco proporranno  una serie di iniziative dedicate al territorio e a chi lo vive: spettacoli teatrali, concerti, convegni, mostre, seminari, contenuti web, proiezioni di film e passeggiate sulle vestigia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’arco dell’anno 2012, in occasione del centenario della fondazione dell&#8217;industria bellica a Colleferro, le Associazioni Gruppo Logos e Rete per la Tutela della Valle del Sacco proporranno  una serie di iniziative dedicate al territorio e a chi lo vive: spettacoli teatrali, concerti, convegni, mostre, seminari, contenuti web, proiezioni di film e passeggiate sulle vestigia del passato e del presente.Le iniziative che verranno proposte non vogliono avere un profilo demagogico, ma essere piuttosto uno spunto di riflessione, una condivisione di conoscenza sullo stato pregresso e attuale da proiettare e investire per un futuro che tale possa essere chiamato.L’invito per appassionati di storia, economia, ambiente e società a partecipare nasce dalla certezza che quanto proposto possa divenire una sorta di segnalibro temporale che lasci  a disposizione di tutti non un fardello, ma un bagaglio di conoscenza.  La conferenza stampa avrà luogo il 18 febbraio 2012 presso L’Aula Consiliare del Palazzo Comunale, Piazza Italia 1, 00034 Colleferro (Rm), alle ore 17.00. L’invito è aperto non solo alla stampa ma anche a tutti coloro che sono interessati a partecipare.Vi aspettiamo!</p>
<p>Contatti: Colleferro 1912-2012: cent’anni bastano?  gruppo.logos@tiscali.it &#8211; tel. 320 1109297 retuvasa@gmail.com    - tel. 335 6545313https://www.colleferrocentenario.facebook.com<br />
Il comunicato e’ a cura delle associazioni Gruppo Logos e Rete per la Tutela della Valle del Sacco.Contatti stampa: Gruppo Logos: tel. 328 3893642Rete per la Tutela della Valle del Sacco: tel. 335 6545313<a href="http://www.velenidistato.it/wp-content/uploads/2012/03/manifesto-difeo_min_piccolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-843" title="manifesto difeo_min_piccolo" src="http://www.velenidistato.it/wp-content/uploads/2012/03/manifesto-difeo_min_piccolo.jpg" alt="" width="595" height="842" /></a></p>
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		<title>Armi chimiche un&#8217;eredita&#8217; ancora pericolosa</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 18:15:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Convegno]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Pubblichiamo la lettera che i presidenti di Legambiente e del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche hanno inviato ai parlamentari presenti all&#8217;incontro. Roma, 07 marzo 2012 Egregi Onorevoli Giorgio Costa (PDL) , Roberto Della Seta (PD) , David Favia (IDV) , Francesco Ferrante (PD), Oriano Giovanelli (PD), Roberto Rao (UDC), Ermete Realacci (PD), Elisabetta Zamparutti (Partito Radicale) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.velenidistato.it/wp-content/uploads/2012/03/convegno_senato_locandina1.png"><img class="size-full wp-image-812 aligncenter" title="convegno_senato_locandina" src="http://www.velenidistato.it/wp-content/uploads/2012/03/convegno_senato_locandina1.png" alt="" width="583" height="586" /></a></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<h5><span style="color: #993300;">Pubblichiamo la lettera che i presidenti di Legambiente e del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche hanno inviato ai parlamentari presenti all&#8217;incontro</span>.</h5>
<p style="text-align: right;">Roma, 07 marzo 2012</p>
<p>Egregi Onorevoli<br />
<strong>Giorgio Costa (PDL) , Roberto Della Seta (PD) , David Favia (IDV) , Francesco Ferrante (PD), Oriano Giovanelli (PD), Roberto Rao (UDC), </strong><strong>Ermete Realacci (PD), Elisabetta Zamparutti (Partito Radicale)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche e Legambiente desiderano ringraziarVi per la disponibilità dimostrata nei confronti delle questioni affrontate al Convegno “Armi Chimiche: un’eredità ancora pericolosa ” tenutosi a Roma il 21 febbraio u.s.<br />
L’incontro è stato un importante momento di verità dove, per la prima volta, si sono incontrati movimenti, tecnici, Ministero della Difesa e Parlamentari e si è parlato in modo molto chiaro e trasparente della reale situazione di molti siti italiani dove armi chimiche, interrate o inabissate dopo la seconda guerra mondiale, continuano a rappresentare un pericolo terribile per l’ambiente e le persone.<br />
La situazione rappresentatavi dal C.N.B.A.C. e da Legambiente riguarda i siti più noti dove movimenti, associazioni, e singoli cittadini si sono mossi per evidenziare il problema d’inquinamento esistente nei mari e nella terra dei loro comuni di residenza. Ma il problema è certamente molto più vasto andando a toccare anche località come Cesano, alle porte di Roma, o Melegnano, alle porte di Milano, e altre, dove la sensibilità locale al fenomeno non si è ancora dichiarata esplicitamente. Infatti stiamo portando avanti da oltre un anno le sole istanze di Molfetta, Pesaro, Ischia, Vico – Ronciglione e Colleferro. Le dichiarazioni di Luigi Alcaro dell’ISPRA ci hanno evidenziato, infine, situazioni estremamente critiche<br />
non solo per l’uomo , già più volte colpito negli anni passati dai gas tossici, ma lasciano anche chiaramente intendere malattie, malformazioni e modifiche genetiche per le specie ittiche.<br />
Contiamo sull’impegno che, con tanta partecipazione ed entusiasmo, avete dimostrato durante i Vostri interventi alla tavola rotonda del Convegno o nella Vostra attività parlamentare. Occorre mettere in campo, dopo le numerose interrogazioni parlamentari presentate a riguardo, molte delle quali ancora aspettano una risposta, un’azione coordinata ed efficace per far convergere tutte le singole proposte in una iniziativa politico-legislativa condivisa e promossa dalle diverse forze politiche, a dimostrazione che non si possono avere visioni discordanti riguardo la salvaguardia dell’ambiente e della salute dell’uomo.<br />
Gli strumenti che avete proposto durante il dibattito sono diversi: indagini conoscitive, coinvolgimento delle Commissioni Ambiente dei due rami del Parlamento, leggi ad hoc per il reperimento dei fondi, ricorso anche a fondi comunitari, etc. Su questo ci affidiamo alla Vostra competenza in materia. Noi, come abbiamo fatto fino ad ora, continueremo a tenere vivo il problema e a ragionare e avanzare proposte per stimolare un’azione efficace e concreta da parte delle Istituzioni competenti. Consapevoli che la situazione potrà essere risolta solo con il Vostro prezioso contributo.<br />
Vi chiediamo in chiusura di questa lettera di darci un riscontro ufficiale su come intendete procedere sulla base delle Vostre dichiarazioni molto gradite di grande disponibilità e coinvolgimento.<br />
Attendendo quindi una Vostra cortese risposta inviamo i nostri più cordiali saluti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Alessandro Lelli                                                                                           Vittorio Cogliati Dezza</p>
<p style="text-align: center;">Presidente C.N.B.A.C.                                                                                   Presidente Legambiente</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: left;"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.velenidistato.it/primopiano/documenti/dossier.pdf">→ scarica il dossier presentato al convegno</span></h3>
<p></a></p>
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		<title>Disinnesco di ordigni bellici a caricamento speciale in Veneto</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 16:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lembo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Al via dalle 8 del 29 febbraio il disinnesco degli ordigni bellici a Jesolo e San Donà di Piave (Ve) Nei territori dei comuni di San Donà di Piave e Jesolo, in provincia di Venezia, sono stati ritrovati 3 ordigni residuati bellici a caricamento speciale che risalgono alla Prima Guerra mondiale. Le operazioni per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al via dalle 8 del 29 febbraio il disinnesco degli ordigni bellici a Jesolo e San Donà di Piave (Ve)</p>
<p>Nei territori dei comuni di San Donà di Piave e Jesolo, in provincia di Venezia, sono stati ritrovati 3 ordigni residuati bellici a caricamento speciale che risalgono alla Prima Guerra mondiale.<br />
Le operazioni per il trasporto e il brillamento delle bombe, definite in prefettura nel corso di una serie di riunioni preparatorie, inizieranno domani alle 8 e si concluderanno venerdì 2 marzo. Saranno condotte, per l&#8217;aspetto tecnico operativo, dal Centro tecnico logistico interforze (Cetli) di Civitavecchia e dal 3° Reggimento Guastatori di Udine. Il coordinamento spetta alla prefettura, con la collaborazione del Nucleo batterio chimico radiologico del Comando provinciale dei Vigili del fuoco e la presenza dell&#8217;ambulanza del servizio unico emergenza 118 di Venezia.<br />
L&#8217;area interessata dalle operazioni sarà sgomberata per un raggio di circa 900 metri, sottoposta a divieto di sorvolo e alla sospensione di caccia e pesca nelle zone circostanti.Saranno sgomberate alcune abitazioni a Jesolo. Le persone evacuate saranno ospitate assistite dai servizi sociali del comune.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong> → <a href=http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/prefetture/Veneto/venezia/0101_2012_02_28_brillamento_ordigni_Jesolo_.html_352834211.html>leggi la notizia sul sito ufficiale del Ministero dell&#8217;Interno </a></strong></span></p>
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		<title>Linea Blu: nei fondali del porto di Molfetta</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lembo</dc:creator>
				<category><![CDATA[inchiesta]]></category>

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		<title>Legambiente e il Coordinamento Nazionale scrivono al Ministro della Difesa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 13:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lembo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ischia]]></category>

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		<description><![CDATA[Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche hanno inviato una lettera al Ministro della Difesa, On. Ignazio La Russa e al Comandante Capitaneria del Porto di Napoli Domenico Picone per chiedere accertamenti e fare chiarezza sulla presenza di armi chimiche nel Golfo di Napoli e nel mare di Ischia. Un impegno preso con la campagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche</strong> hanno inviato una lettera al <strong>Ministro della Difesa, On. Ignazio La  Russa e al Comandante Capitaneria del Porto di Napoli Domenico Picone</strong> per chiedere accertamenti e <strong>fare chiarezza sulla presenza di armi chimiche nel Golfo di Napoli e nel mare di Ischia. </strong><br />
Un impegno preso con la campagna Goletta Verde 2011 durante la scorsa estate, visti gli alti rischi che la presenza di questo materiale comporterebbe per l’ecosistema marino e per le aree costiere che si affacciano sul golfo.</p>
<p>“Chiediamo -<strong> scrivono nella missiva Vittorio Cogliati Dezza e Alessandro Lelli, rispettivamente presidente nazionale di Legambiente e portavoce del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi chimiche -</strong> alle istituzioni di approfondire immediatamente la problematica per fornire informazioni chiare e prendere gli eventuali e dovuti provvedimenti per liberare il mare da questa minaccia. In particolare Legambiente e il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche chiedono se il Ministero della Difesa e la Capitaneria di Porto sono a conoscenza dell&#8217;esistenza di arsenali chimici inabissati dagli anglo-americani nel 1945-46 e cosa intendano fare alla luce dell&#8217;opera di sensibilizzazione finora effettuata sull&#8217;argomento dalle suddette associazioni e rilanciata dai mass media ormai da mesi.”</p>
<p>La lettera delle associazioni è accompagnata da documenti che riportano di ordigni contenenti sostanze molto pericolose quali fosgene, iprite, lewisite o cloruro di cianuro, la cui presenza sul fondale potrebbe mettere a serio rischio l’ambiente e la salute delle persone, come già accaduto in altri siti. <strong>Per quanto concerne il Golfo di Napoli ed il ruolo avuto dall’isola d’Ischia, ci si deve rifare ad alcuni documenti militari americani: i “rapporti Brankowitz”</strong>, sorta di sommari di operazioni di trasferimento e di smaltimento in mare di arsenali chimici effettuati dalle forze armate americane e  <strong>una relazione riassuntiva redatta dal Poligono di Aberdeen. </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche denunciano che in un incartamento di 51 pagine del 30 gennaio  1989, sempre redatto a cura di Brankowitz</strong> (“Sommario di alcuni scarichi di armi chimiche in mare effettuati dagli Stati Uniti”), si legge che tra il 21 ottobre ed il 5 novembre, e tra il primo ed il 15 dicembre 1945, nel “Mar Mediterraneo, isola d’Ischia” (con l’inspiegabile, erronea aggiunta “vicino a Bari”), sono state affondate quantità non specificate di bombe contenenti fosgene, cloruro di cianuro (“cyanogen chloride”) e cianuro idrato (“hydrogen cyanide”). Purtroppo, contrariamente ad altri casi citati nel rapporto, non è specificato il punto esatto di affondamento del materiale. I<strong>n un altro documento del 29  marzo 2001, redatto a cura del Poligono americano di Aberdeen, a pag. 12 viene confermata l’operazione di smaltimento di cui si è appena detto. </strong>Anche in questo caso località esatta e quantità precise non vengono riportate. Stavolta, però, si parla di “discarica chimica di Ischia” (quindi un luogo consueto per queste operazioni). Parlando sempre di “discarica chimica di Ischia” viene confermata, a pag. 13, anche l’operazione di inabissamento svoltasi tra il primo ed il 23 aprile 1946, e si aggiunge che è stata rilasciata in mare una quantità imprecisata di bombe all’iprite ed alla lewisite provenienti dalla solita “Auera”. Il Golfo di Napoli, in quel periodo, è utilizzato normalmente come discarica chimica. In data imprecisata, si legge ancora nel rapporto del 2001 (a pag. 12), 13mila proiettili di mortaio carichi di iprite e 438 barili, sempre di iprite, vengono affondati “nell’area di Napoli”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Leggi la risposta della <a href="http://www.velenidistato.it/wp-admin/documenti/ischia/risposta_capitaneria_ischia.pdf"><span style="color: #993300;">Capitaneria di Porto di Ischia</span></a> e del <a href="http://www.velenidistato.it/wp-admin/documenti/ischia/risposta_ministero.pdf"><span style="color: #993300;">Ministero della Difesa</span></a></h5>
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